Congedi. La proposta dei papà di Plent

Fonte: InGenere

Come riformare i congedi parentali, raggiungere la parità di genere e vivere felici una volta per tutte? La proposta arriva direttamente dai papà della piattaforma internazionale “Plent”, che chiedono congedi parentali uguali, non trasferibili e pagati al 100%

di Andrea Santoro

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Riconoscere l’importanza dei due genitori nella crescita dei figli e la parità nella condivisione delle cure che ognuno di essi è chiamato a offrire è l’obiettivo di Plent, piattaforma internazionale che promuove congedi parentali uguali, non trasferibili e pagati al 100%. La piattaforma è attiva già in 16 paesi[1] e si impegna far adottare all’interno delle rispettive legislazioni nazionali, nonché in quella comunitaria dell’Unione europea, una riforma dei congedi parentali che elimini il principale motivo di discriminazione delle donne sul mercato del lavoro.

Per l’Italia rappresenterebbe un vero e proprio balzo in avanti, verso una reale parità di genere, oltre che una grossa spinta sul piano economico: sappiamo infatti che l’aumento dell’occupazione femminile legato al superamento del gender gap avrebbe un effetto sul PIL stimato dell’ordine del 12%[2].

A rappresentare Plent in l’Italia è la rete Il Giardino dei Padri, impegnata nella promozione di una paternità consapevole e solidale. Tale realtà è composta da una gruppo di associazioni che lavorano a vario titolo sul maschile[3].

Perché è così urgente una riforma dei congedi

L’impegno messo in campo da molte realtà della società civile riguardo la possibilità di innalzare il congedo di paternità obbligatorio a 15 giorni mostra senz’altro molta buona volontà. Tuttavia, siamo sicuri di aver messo a fuoco l’obiettivo giusto per cui impegnarci?

A tutti noi hanno insegnato che ogni cittadino è uguale davanti alla legge: stessi diritti e stessi doveri. A scuola se ne parla durante le rare ore di educazione civica e si citano tanti esempi, come le riforme legislative che a cavallo tra il 1945 e il 1946 hanno sancito il diritto di voto e di eleggibilità per le donne. Peccato che ancora oggi, nel 2018, il principio degli stessi diritti e doveri davanti alla legge sia tranquillamente ignorato in uno degli ambiti fondamentali della vita delle persone: quello domestico.

È sempre stato sotto gli occhi di tutti, ma in pochi hanno saputo vedere l’assurdità: secondo la legislazione attuale, il carico di lavoro di cura relativo all’accoglienza in famiglia di una nuova vita è una responsabilità femminile, con tutte le penalizzazioni che ne derivano per le donne sul mercato del lavoro. In questo modo, allo stesso tempo, i maschi sono chiamati fuori dal piacere e dalla gioia di prendersi cura dei figli, non possono stabilire con loro un legame importante fin da subito e non si fanno carico della connessa quota di lavoro domestico e di cura.Significa non poter fare un’esperienza emotiva e relazionale importantissima per la crescita del maschio, che senz’altro svilupperebbe una dimensione della sua esistenza da cui la cultura patriarcale ha sempre avuto cura di tenerlo lontano.

Prima ancora di pensare a quanti giorni di congedo di paternità conquistare, si dovrebbe pensare allora a quali principi incorporare nella legge che li definisce. Questo è proprio quello che prova a fare la piattaforma Plent.

La proposta di Plent

La proposta della piattaforma Plent è di promuovere in tutti i paesi una riforma legislativa dei congedi parentali obbligatori tale da renderli: 

  • uguali in durata per uomini e donne;
  • non trasferibili;
  • pagati al 100% del salario.

In questo modo, entrambi i partner della coppia – che sia etero o omogenitoriale (la misura vale infatti anche per le coppie unite civilmente) – potranno approcciarsi all’esperienza della genitorialità sapendo di condividere lo stesso carico in termini di lavoro di cura, ma anche lo stesso tempo per vivere un’esperienza profondamente e positivamente trasformativa. Inoltre, nessuno si sentirà penalizzato sul mercato del lavoro, in quanto entrambi si assenteranno per lo stesso periodo.

Tutto ciò può funzionare solo se la misura rispetta questi tre principi e viene attribuita a ognuno uguale importanza: infatti, anche se della stessa durata per i genitori, un congedo che fosse trasferibile (potendo cedere questo diritto a terzi, magari per non farsi sfuggire un’opportunità di lavoro) o non interamente pagato (dovendo in qualche modo scegliere se avere un reddito o prendersi cura dei figli), non avrebbe lo stesso potere rivoluzionario per i comportamenti e le biografie individuali e familiari.

Porre fine alla discriminazione degli uomini in ambito domestico, e contemporaneamente porre fine alla discriminazione delle donne sul mercato del lavoro. Ecco i vantaggi di una riforma ispirata ai principi della piattaforma.

Uniformare i diritti e i doveri, senza cancellare le differenze

I sostenitori del congedo parentale obbligatorio uguale per entrambi i genitori, non trasferibile e pagato al 100% non vogliono cancellare le fisiologiche e naturali differenze tra uomini e donne, trasformando i maschi in “mammi” e snaturando il loro ruolo. Semplicemente, la piattaforma vuole difendere il diritto e il dovere di un uomo di prendersi pienamente cura dei propri figli dal momento della loro nascita, come è capace di fare e sempre più desidera fare.

Un esempio pratico di come tenere insieme questi due principi è prevedere, come fa l’attuale proposta di riforma presentata in Spagna, PPiiNA, un periodo di congedo obbligatorio per entrambi i genitori da prendere alla nascita del bambino, seguito da un ulteriore periodo di congedo, sempre personale e obbligatorio, ma entro un certo limite temporalmente programmabile in modo flessibile nella coppia.

Tre principi per una svolta

Un congedo parentale che rispetta i tre principi cardine proposti rappresenta il modo giusto e adeguato di superare il principale pilastro che ancora oggi definisce il patriarcato: la separazione delle mansioni tradizionalmente riservate a uomini e donne e la segregazione più o meno coatta di queste ultime nella sfera familiare e domestica, con tutto il corollario discriminante che ciò include. Inoltre, lo status quo produce anche maschi che in modo velato sono spinti a non ritenersi adeguati al compito di accudimento dei figli, concetto non supportato dalle evidenze scientifiche. Ancora oggi, nel 2017, si educano uomini che magari nella dimensione familiare si limitano a “dare una mano”, invece di comportarsi come compagni solidali e rispettosi in grado di farsi carico delle responsabilità di cura e di lavoro domestico in modo egualitario.

La proposta di Plent può essere allora davvero la risposta a questa diseguaglianza, ed è per questo che il Giardino dei Padri, network italiano per una paternità consapevole, impegnata e solidale, in sintonia con l’analoga e permanente campagna internazionale MenCare, ha intenzione di promuovere a partire da quest’anno una grande operazione di sensibilizzazione per una riforma dei congedi parentali in linea con questi principi che a fine novembre sono stati presentati al Parlamento Europeo. 

Plent è l’opportunità che stavamo aspettando per smettere di parlare di parità di genere e cominciare finalmente ad attuarla. La sua forza è nella visione che propone, semplice e allo stesso tempo rivoluzionaria.

Questa piattaforma lavora in tutti i paesi per produrre un cambiamento che ne porterà tanti altri. È un progetto che ha il merito di mostrarci un sogno che sembra del tutto nuovo, ma che in realtà abbiamo sempre avuto.

Note

[1] Armenia, Bhutan, Brasile, Croazia, Danimarca, Francia, Germania, Islanda, Israele, Italia, Polonia, Portogallo, Spagna, Svezia, Turchia, Regno Unito, Stati Uniti.

[2] Eige, Economic Benefits of Gender Equality in the European Union, 2015

[3] CAM Centro Ascolto Uomini MaltrattantiMaschile PluralePartecipArte, Il Cerchio degli UominiWhiteDove.

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